CopertinaCapitolo I

INTRODUZIONE

 

Molti studiosi ammettono una continuità tra il quarto Vangelo e  l’Apocalisse. La differenza, rilevabile anche ad un primo approccio, dei due contesti sia sotto il profilo letterario che sotto quello teologico, impone un approfondimento. Viene da chiedersi: qual è il senso specifico che elementi simili acquistano situati come sono in contesti diversi? E qual è il rapporto tra di essi, visti nel contesto immediato che li determina? Un rapporto di continuità sullo stesso piano, di sviluppo, di integrazione reciproca? Alcune ricerche fatte in proposito permettono di formulare la seguente ipotesi di lavoro: tra il quarto Vangelo e l’Apocalisse c’è una continuità dinamica sotto il segno di un’evoluzione. I valori teologici, visti più contemplativamente e quasi in assoluto nel quarto Vangelo, vengono posti nell’Apocalisse, a contatto diretto con la storia, nell’intento di evidenziare il significato religioso profondo che essa contiene. In questo quadro acquista un interesse notevole il rapporto tra la «donna» di Gv 2,4; 19,26 e la «donna» di Ap 12. Nei due testi del quarto Vangelo il termine «donna» è riferito a Maria, ma letterariamente inusitato in bocca a un figlio che si rivolge alla madre, emerge dal contesto in cui ricorre, imponendosi particolarmente all’attenzione. Ci si chiede che cosa voglia significare, data propria l’enfasi letteraria con cui è presentato. Un discorso analogo si impone per l’Apocalisse: il termine «donna» ricorre con una frequenza talmente rilevante nell’ambito di tutto il capitolo 12 da costituire un «motivo letterario» che proprio come tale emerge dal contesto e si impone all’attenzione. Data la particolare rilevanza che acquista «donna» sia in Gv che in Ap 12, c’è un qualche legame che unisce tra loro i tre contesti in cui ricorre? E in caso affermativo, quali sono le conseguenze teologico–bibliche che questo rapporto, debitamente approfondito e valorizzato, comporta sia per l’esegesi che per la teologia biblica?[1] In questa relazione cercherò di rispondere a queste domande e di spiegare perché Maria è figura della chiesa.

Nel I capitolo esaminerò in maniera più dettagliata (rispetto agli altri due episodi) la pericope delle nozze di Cana di Galilea (Gv 2,1–12), dove Maria «mossa a compassione, indusse con la sua intercessione Gesù Messia a dar inizio ai miracoli ».[2]

Nel capitolo II prenderò in esame la figura della «donna» ai piedi della croce (Gv 19,2527), cercando di scoprire il rapporto tra Maria e il discepolo. Vedrò poi se c’è un legame tra la «donna» e la «Figlia di Sion» dell’Antico Testamento.

Nel III capitolo cercherò di interpretare i simboli ricchi di significato del capitolo 12 dell’Apocalisse, in modo particolare quelli della «donna» e del «grande drago». Tenterò di scoprire se ci sono legami con l’Antico Testamento e se la «donna» è la Vergine Maria, o Israele, o la Chiesa.

Nella conclusione cercherò di raccogliere in sintesi i risultati del confronto.


 

CopertinaCapitolo I

 


[1] U. VANNI, L’Apocalisse. Ermeneutica esegesi teologia, Bologna, EDB, 1991, pp.333-334.

[2] CONCILIO VATICANO II, Costituzione Dogmatica su la chiesa «Lumen Gentium », N° 58.