Copertina              Capitolo I

INTRODUZIONE

«Io non sarei, Dio Mio, non sarei affatto, se tu non fossi in me; o meglio, non sarei, se non fossi in te, poiché tutto da te, tutto per te, tutto in te»1.

L’antropologia di Agostino è innanzitutto l’uomo Agostino, con la sua esperienza personale, paragonabile a nessun’altra. Perciò non bisogna attribuirgli una sistematizzazione che non è sua. Resta il fatto che, senza aver mai costruito un “sistema”, il suo pensiero è costruito in modo sistematico, obbediente ad una logica precisa, tanto che Étienne Gilson ha potuto parlare, a proposito di Agostino, di una «codificazione teologica» degli eventi, sia personali che collettivi. E’ proprio questa codificazione del suo pensiero che conviene innanzitutto considerare. Tra i vari modi per farlo, il più appropriato sarebbe sicuramente quello di seguirlo nella sua evoluzione. Nel corso del suo itinerario, Agostino ha integrato un certo numero di punti dottrinali provenienti da vari orizzonti. Ma tutti questi elementi sono rettificati ed unificati nella prospettiva del cristianesimo. Per Agostino la sapienza, che ha cercato a lungo, s’identifica con il Cristo. E’ lui che realizza pienamente l’ideale della “philosophia”2.

«Agnosce te». Conosci te stesso[3]! Agostino non si pone una semplice questione scolastica. Cerca di conoscere se stesso alle prese con i problemi che gli pone la sua stessa esistenza. Conoscenza che sembra proibita all’uomo! Benché «non ci sia nulla più vicino a me di me stesso»[4], l’accesso a me stesso è irto di ostacoli. Per Agostino l’unica possibilità di superare tali ostacoli è di operare un passaggio attraverso la Scrittura. «Che la Scrittura sia per te uno specchio!». «Ciò che io so di me, lo so soltanto attraverso la tua luce»[5]. La Scrittura è lo specchio che riflette tutta l’esistenza umana, la sua caduta, la sua condizione peccatrice, il suo destino, la via per realizzarlo. L’uomo diventa intelligibile a se stesso solo se si guarda in questo specchio, uno specchio privo di compiacenze, «che non inganna»[6].

La sola maniera di conoscere l’uomo sta dunque nell’interrogare questo specchio. Ma non si accede alla Scrittura senza interpretarla. Agostino ne fa una rilettura a partire dalla sua esperienza, ma anche da un contatto con le opere platoniche. Impone dunque alla Scrittura le sue preoccupazioni ed i suoi schemi di pensiero, pur lasciandosi istruire da essa[7].

Agostino ha una personalità complessa e profonda: è filosofo, teologo, mistico, poeta, oratore, polemista, scrittore, pastore. Scrive l’Altaner: «Il grande vescovo univa in sé l’energia creatrice di Tertulliano e la larghezza di spirito di Origene con il senso ecclesiastico di Cipriano, l’acutezza dialettica di Aristotele coll’idealismo alato e la speculazione di Platone; il senso pratico dei latini con la duttilità spirituale dei greci. Fu il massimo filosofo dell’epoca patristica, e senza dubbio il più importante ed influente teologo della Chiesa in generale. La sua opera incontrò fin dai suoi tempi, entusiastici ammiratori»8. In realtà egli ha creato nell’ambito del cristianesimo la prima grande sintesi di filosofia che resta un momento essenziale nel pensiero dell’Occidente. Partendo dall’evidenza dell’autocognizione, spazia sui temi dell’essere, della verità, dell’amore, e getta molta luce d’intelligibilità sui problemi della ricerca di Dio e della natura dell’uomo, dell’eternità e del tempo, della libertà e del male, della Provvidenza e della storia, della beatitudine, della giustizia, della pace. Con umiltà ed ardimento ha illustrato i misteri cristiani, determinando il più grande progresso dogmatico che la storia della teologia ricordi; e non solo intorno alla dottrina della grazia, ma anche intorno alla Trinità, alla Redenzione, alla Chiesa, ai Sacramenti, all’Escatologia: si può affermare che non ci sia argomento teologico che non abbia illuminato. Ha spiegato ampiamente la dottrina morale incentrata nell’amore, e la dottrina sociale e politica; ha difeso le vie dell’ascetica cristiana e indicato le vette più alte della mistica. Come oratore ha saputo mettere insieme la profondità e la precisione dogmatica del dottore, la semplicità evangelica del pastore che vuol farsi tutto a tutti. Conosce i diversi stili dell’oratoria, che egli stesso descriverà verso la fine della vita nel De doctrina christiana, e li usa, passando con molta naturalezza da quello semplice a quello moderato, e da questo, molto spesso, a quello sublime. E’ un polemista formidabile. Profondamente convinto della verità e dell’originalità della dottrina cattolica, la difende contro tutti – pagani, giudei, scismatici, eretici – con le armi della dialettica e con le risorse della fede e della ragione. Ma ebbe rispetto per gli avversari. Ne studiò le opere, ne riportò il testo che confutava, ne riconobbe i meriti, ne dissimulò e perdonò le offese. Imparò dalla sofferta esperienza dell’errore ad essere buono con gli erranti. Della retorica fu maestro consumato. Se ne servì ed insegnò ad altri a servirsene9, subordinandola sempre, però, al contenuto. «Si deve considerare il contenuto al di sopra delle parole come l’anima al di sopra del corpo»10. Quando fosse necessario, pur di farsi capire, non ebbe timore di usare neologismi o di sgrammaticare. «Preferisco essere criticato dai grammatici che non essere capito dal popolo»11.

Particolarmente interessante è lo studio dell’animo di Agostino. Alle straordinarie qualità intellettive facevano riscontro quelle morali, che non erano inferiori. Un carattere nobile, generoso e forte; una ricerca insaziabile della sapienza; un bisogno profondo dell’amicizia; un amore vibrante a Cristo, alla Chiesa, ai fedeli; un’applicazione e una resistenza sorprendente al lavoro; un ascetismo moderato e pur austero; una sincera umiltà che non teme di riconoscere i propri errori12; una dedizione assidua allo studio della Scrittura, alla preghiera, alle ascensioni interiori, alla contemplazione. E’ un pastore che si sente e si definisce «servo di Cristo e servo dei servi di Cristo»13, e ne tira le conseguenze estreme: piena disponibilità ai bisogni dei fedeli, desiderio di non essere salvo senza di loro14, preghiera a Dio di essere sempre pronto a morire per loro aut effectu aut affectu15, amore verso gli erranti anche se non lo vogliono, anche se l’offendono16. E’ pastore nel senso pieno della parola. E’ un maestro che si sente discepolo e desidera che tutti siano condiscepoli della verità, che è Cristo. Nelle controversie non ama che una sola vittoria, quella propria della Città di Dio, la vittoria della verità17. «In quanto a me non esiterò a cercare se mi trovo nel dubbio, non mi vergognerò d’imparare se mi trovo nell’errore. Perciò… prosegua con me chi insieme a me è certo; cerchi con me chi condivide i miei dubbi; torni a me chi riconosce il suo errore, mi richiami chi si accorge del mio»18. Ritiene pertanto con grande favore essere corretto, anche se non si nasconde che chi vuol correggerlo deve anche egli guardarsi dall’errore19. Soprattutto non vuole essere identificato con la Chiesa di cui si professa figlio umile e devoto. «Sono forse io la [Chiesa] cattolica?… A me basta di essere in essa»20.

Certamente aveva anche lui i suoi difetti e lasciando da parte un’agiografia acritica in cui si dipingono i santi in tinte rosa e blu, dobbiamo ammettere che anch’essi sono stati uomini come noi, con una natura umana imperfetta, e che la grazia dovette risanare in loro qualche manchevolezza. È facile riconoscere la difficoltà che s. Agostino dovette superare: l’orgoglio.

San Girolamo (gli inizi della loro relazione furono abbastanza burrascosi), non trovò difficoltà a trattarlo da «piccolo arrivista»21 ed è altrettanto vero che lo considerava un po’ dall’alto a causa della sua maggiore età di sette anni. Più tardi, quando Girolamo rappacificato gli risponde con un tono di pura carità22, egli resta risentito ancora per molto tempo23.

Se pure era incline a disprezzare gli onori nella loro espressione più grossolana, per esempio gli onori resi a un vescovo24, e se rifiutò il potere e la ricchezza che si addicevano alla sua alta carica, tuttavia fu molto meno indifferente all’opinione che il pubblico aveva di lui e della sua opera. Amava le lodi che gli venivano fatte e di questo plauso lui stesso ci ha tramandato frequenti accenni nel suo racconto25.

D’altra parte non dobbiamo rimproverarlo meschinamente; non bisogna confondere la vera umiltà cristiana con la sua contraffazione. A questo proposito san Tommaso ci insegna che la magnanimità, la coscienza che l’uomo ha del proprio valore è una virtù, e propriamente la virtù delle grandi anime.

Agostino non poteva ignorare i suoi meriti, i suoi doni spirituali, la statura della sua personalità, e di questo seppe magnificamente elevare il suo ringraziamento a Colui da cui tutto proviene. Questo fatto non impedisce ad Agostino di coltivare in se stesso un certo amor proprio, caratteristico nell’intellettuale che non disprezza i servizi che sa di poter rendere alla causa di Dio.

A discolpa di Agostino possiamo affermare che è stato, in un certo senso, isolato nella sua grandezza; ritroviamo infatti a questo proposito il provinciale e i limiti della sua preparazione culturale26. Agostino è rimasto isolato con se stesso e ha avuto la possibilità di plasmare il proprio carattere su una direttiva leggermente personale. Egli è solo di fronte al suo lavoro e alla sua schiacciante fatica.

È curioso notare come, nonostante i nostri sforzi, si abbiano così scarse notizie sul suo modo di lavorare: non possiamo raffigurarci il suo studio, la sua biblioteca (per esempio su Origene abbiamo molte notizie: i suoi sette stenografi che si alternavano a ore fisse, lo studio dei redattori, quello dei calligrafi)27. Agostino lo vediamo isolato; ha avuto certamente nei suoi amici e nei suoi colleghi, Alipio di Tagaste, Aurelio di Cartagine, ecc. dei compagni di azione nella lotta, ma non ha invece avuto nel lavoro intellettuale una équipe di veri collaboratori.

Potrebbe far eccezione soltanto il caso di Orosio, un giovane sacerdote spagnolo, che fu a Ippona nel 414-415 e 416-417. La sua opera storica presenta uno stretto contatto con La città di Dio a cui Agostino attendeva in quel tempo. Ma questo fu un episodio del tutto isolato.

Vi è in lui certamente un “atteggiamento egocentrico”, a volte un tantino di alterigia. Pensiamo che a questo atteggiamento possa ricondurre anche la sua precipitazione, tanto evidente nelle polemiche: appena ha avuto sentore della pubblicazione di un libro da parte dei suoi avversari, egli replica con una prontezza inattesa e queste reazioni in un certo senso sorprendono in un uomo dei profondi ripensamenti e delle pazienti elaborazioni. Impaziente e troppo sicuro di sé, si getta letteralmente sulla risposta, pubblica la sua confutazione in una forma scorrevole e pulita, senza neppure aver avuto il tempo di assimilare, di leggere attentamente il testo incriminato o anche senza averlo letto tutto, senza averlo avuto fra le mani (questo accadde ben due volte, ed ebbe occasione anche di pentirsene, nella polemica contro il donatista Petilio e contro Giuliano di Eclano).

Ma il merito maggiore non poggia tanto sui valori potenziali del suo carattere, quanto sulle concrete realizzazioni contenute nella sua opera e nella sua vita.

La posterità non si è ingannata sulle caratteristiche dominanti della personalità di sant’Agostino: nell’iconografia tradizionale egli viene rappresentato con il duplice attributo del libro aperto, simbolo del sapere, e il cuore ardente, simbolo dell’amore; in lui queste due virtù sono effettivamente inseparabili28.          

 Questo, in sintesi, l’uomo che è stato il maestro più seguito in Occidente, di cui si può ben chiamare Padre comune. «Ciò che era stato Origene per la scienza teologica del III e del IV secolo, Agostino lo fu, in modo assai più duraturo ed efficace per tutta la vita della Chiesa nei secoli successivi fino all’epoca contemporanea. La sua influenza si estese non solo nel dominio della filosofia, della dogmatica, della teologia morale e della mistica, ma ancora nella vita sociale e caritativa, nella politica ecclesiastica, nel diritto pubblico; egli fu, in una parola, il grande artefice della cultura occidentale del Medio Evo»29. Egli volle essere, come studioso e polemista, interprete fedele dell’insegnamento cattolico: questo insegnamento resta la chiave migliore per interpretarne il pensiero. «E se talora da parte dei protestanti si tentò e si tenta di interpretare il suo pensiero come parzialmente non consono al sentire della Chiesa, si deve al contrario constatare con K. Holl, che la «Chiesa cattolica lo comprese sempre meglio dei suoi avversari». Il magistero ecclesiastico nelle sue decisioni non ha seguito alcun altro autore teologico quanto Agostino, e ciò anche per la dottrina della Grazia»30.

 Infatti, ad appena un anno dalla sua morte, Celestino I ne difese la memoria e lo annoverò tra i «maestri migliori della Chiesa»31, ha continuato ad essere presente, nella vita della Chiesa e nella mente e nella cultura di tutto l’occidente. Altri pontefici romani poi, per non parlare dei concili che hanno attinto spesso e in abbondanza ai suoi scritti, ne hanno proposto gli esempi e i documenti di dottrina affinché fossero studiati e imitati. Leone XIII ne esaltò gli insegnamenti filosofici nella Aeterni Patris32, Pio XI ne riassunse le virtù e il pensiero nell’enciclica Ad salutem humani generis, dichiarando che, per l’ingegno acutissimo, per la ricchezza e sublimità della dottrina, per la santità della vita e per la difesa della verità cattolica, nessuno o certo pochissimi gli si possono paragonare di quanti sono fioriti dall’inizio del genere umano fino ad oggi33. Paolo VI affermò che «in realtà, oltre a rifulgere in lui in grado eminente le qualità dei Padri, si può dire che tutto il pensiero dell’antichità confluisca nella sua opera e da essa derivino correnti di pensiero che pervadono tutta la tradizione dottrinale dei secoli successivi»34.

Giovanni Paolo II ha aggiunto la sua voce a quella dei suoi predecessori esprimendo il vivo desiderio che «la sua dottrina filosofica, teologica, spirituale sia studiata e diffusa, sicché egli continui… il suo magistero nella Chiesa, un magistero umile insieme e luminoso che parla soprattutto di Cristo e dell’amore»35. Raccomanda poi in modo particolare ai figli spirituali del grande santo di «mantenere vivo e attraente il fascino di sant’Agostino anche nella società moderna», ideale stupendo ed entusiasmante, perché «la conoscenza esatta e affettuosa della sua vita suscita la sete di Dio, il fascino di Cristo, l’amore alla sapienza e alla verità, il bisogno della grazia, della preghiera, della virtù, della carità fraterna, l’anelito dell’eternità beata»36.     

I Concili poi – di Orange sul peccato originale e la grazia, di Trento sulla giustificazione, del Vaticano I sulle relazioni tra la ragione e la fede e del Vaticano II sul mistero della Chiesa, sulla Rivelazione e sul mistero dell’uomo – hanno attinto largamente (specialmente il primo) alla sua dottrina, dimostrando con ciò che essa non apparteneva ad Agostino ma alla Chiesa, la quale pertanto la riconosceva per sua. E’ inutile ricordare che in questi casi non è più in questione il vescovo di Ippona, ma la Chiesa stessa. Per il resto egli rimane un pensatore e uno scrittore, al quale le ripetute attestazioni del magistero e la stima continua dei teologi posteriori – tra loro non ultimo S. Tommaso – hanno conferito una particolare autorità. Questa, se non autorizza nessuno a preferirne l’insegnamento a quello della Chiesa, non consente neppure, d’altra parte, di metterne in dubbio l’ortodossia o di negarne il servizio incomparabile reso alla Chiesa stessa e alla civiltà cristiana. Che il suo insegnamento sia stato interpretato lungo i secoli in maniere tanto diverse non è segno di oscurità: Agostino non è un autore oscuro, ma neppure un autore facile. Non è facile per molte ragioni: per la profondità del pensiero, per la molteplicità delle opere, per la vastità delle questioni affrontate e il modo differente di affrontarle, per la diversità del linguaggio, e qualche volta l’incertezza propria dei grandi iniziatori, per l’evoluzione del pensiero stesso e la mancanza di sistemazione; ed anche, in ultimo, per i limiti che esso, come ogni pensiero umano, possiede. Solo chi riesce pazientemente a superare queste difficoltà troverà il vero Agostino, quello degli scritti, «nei quali i fedeli sempre lo ritrovano vivo»37, quello della storia, molto più ricco e più armonioso di quanto non appaia attraverso frettolose interpretazioni o agostinismi di moda38.

  

Dopo questa introduzione, necessaria per cominciare a conoscere Agostino, vorrei esporre in sintesi come è nata l’idea di questa tesi su Agostino e quali saranno gli argomenti che affronterò in questo studio.

 Il mio primo contatto col santo, è avvenuto nel novembre 1993, in seguito alla frequentazione di un gruppo di preghiera a Cagliari che s’incontrava settimanalmente nella Chiesa di S. Agostino in Largo Carlo Felice. Ero restato affascinato da questo santo, anche se la mia conoscenza su di lui non è andata oltre la lettura di una sua breve biografia39. Successivamente riuscii a leggere il libro delle Confessioni e qualche altro breve scritto incontrato negli incontri di preghiera. Durante gli studi all’I.S.R., a partire dal 1994, ho ritrovato spesso Agostino, in diversi corsi seguiti, però si studiava il suo pensiero insieme con quello di tanti altri Padri, e soltanto sul tema che riguardava quel determinato studio, senza approfondire un autore in particolare. A distanza di tanto tempo, ho ritrovato Agostino nel corso di Patrologia del quarto anno di studi, nell’anno accademico 1999/2000 e studiando il suo pensiero e la sua vita, ho riscoperto il fascino che aveva esercitato su di me la prima volta che avevo letto la sua vita e ho deciso di approfondire quest’autore. Con il presente studio corono un desiderio che portavo nel cuore da molti anni e cerco di colmare almeno in parte le lacune su s. Agostino.

Nel primo capitolo presenterò un breve excursus storico del periodo in cui visse Agostino e i fatti salienti della sua vita, dalla nascita alla morte.

Il secondo capitolo sarà dedicato alla conversione al cattolicesimo di Agostino avvenuta a Milano. Dopo aver parlato del fenomeno della conversione in generale, non soltanto cristiana, ma riferita anche ad altre religioni, tenterò di scoprire principalmente quale sia stato l’influsso di s. Ambrogio nel cambiamento avvenuto in s. Agostino, ma anche quanto ha contribuito l’ambiente della Chiesa ambrosiana in cui si è venuto a trovare.

Il terzo capitolo sarà quello in cui studierò il pensiero di Agostino sull’uomo, sotto diversi aspetti:

1.                Anzitutto cercherò di verificare se l’antropologia di Agostino può essere definita biblica o platonica.

2.                Affronterò poi il tema dell’anima e della persona umana, uno dei più cari ad Agostino.

3.                Altro argomento importante è quello sulla libertà dell’uomo che è suddiviso a sua volta in: a) Il male e il libero arbitrio; b) Il peccato e la grazia; c) La grazia e la libertà.

4.                Infine il tema dell’immagine nell’uomo della Trinità.

Il quarto capitolo sarà dedicato all’influsso esercitato dal pensiero di Agostino nel corso dei secoli, fino ad arrivare ai giorni nostri. Ci chiederemo poi se Agostino ha qualcosa da dire ancora oggi in questa società così diversa da quella in cui lui è vissuto.

Nelle conclusioni verificheremo il lavoro svolto, in maniera particolare se siamo riusciti nel nostro intento di conoscere meglio questo santo e se abbiamo realizzato i nostri obiettivi iniziali.

Per finire, allegherò una cronologia delle opere di Agostino secondo l’ordine delle Retractationes, che ci daranno un’idea di quanto siano numerose le opere pubblicate da Agostino.  

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1 Confessiones, I, 2, 2.

2 Marcel Neusch, I cristiani e la loro visione dell’uomo, Queriniana, Brescia 1988, p. 46.

3 Plotino, Enn. 70, 14, 33.

[4] Confessiones, X, 16, 25.

[5] Confessiones, X, 25.

[6] Sermo 49, 5.

[7] Cfr. M. Neusch, I cristiani e la loro visione dell’uomo, op. cit., p. 48-49.

8 Patrologia, trad. ital. Torino 1976, p. 433.

9 Cfr. De doctrina Christiana IV.

10 De catechizandis rudibus IX, 13.

11 Enarrationes in Psalmos XXXVI; Sermo III, 6. Cfr. Agostino Trapè, S. Agostino, in AA.VV., Patrologia. I padri latini (secoli IV-V), Vol. III, Edizioni Marietti, Casale 21983, pp. 332-333.

12 Cfr. Confessiones e Retractationes.

13 Epist. 117.

14 Sermo XVII, 2: «non voglio essere salvo senza di voi».

15 Miscellanea Agostiniana, I, Roma 1930, p. 404.

16 Enarrationes in Psalmos XXXVI, 3, 13: «Dicano contro di noi quello che vogliono; noi li amiamo anche se non vogliono».

17 De civitate Dei II, 29, 2: «Senza confronto più illustre è la città dell’alto perché in essa la vittoria è verità, la dignità è santità, la pace è felicità, la vita è eternità».

18 De Trinitate I, 2, 4-3, 5.

19 De dono perseverantiae XXI, 55; XXIV, 68.

20 Enarrationes in Psalmos XXXVI, 3, 19. Cfr. A. Trapè, S. Agostino, in AA.VV., Patrologia, op. cit., p. 334.

21 Epist. 72, 1, 2.

22 Epist. 81.

23 Epist. 82.

24 Il trono coperto dal baldacchino e posto su una cattedra in fondo all’abside, le processioni di religiose che gli venivano incontro cantando. Cfr. Epist. XXIII, 3.

25 Epist. XXII, 2, 8: «E se siamo lodati meritatamente per causa di Dio, congratuliamoci con coloro ai quali piace il vero bene; non però con noi per il fatto che piacciamo agli uomini, ma se siamo tali quali ritengono che siamo, e purché questo bene non venga attribuito a noi ma a Dio, di cui sono doni tutte le cose che ottengono una lode conforme alla verità e al merito… E tuttavia, pur combattendo energicamente contro il demonio, spesso ricevo da lui delle ferite, quando non sono capace di allontanare da me il piacere per la lode che mi è data». Epist. XXVII, 4: «Orbene, è senza dubbio migliore colui che è ricco per doni più grandi e più numerosi di Dio di colui che ne ha ricevuto di meno grandi e in minor numero: chi lo nega? Ma d’altra parte è meglio anche per un piccolo dono di Dio rendere grazie a Lui che pretendere ne vengano rese a noi per uno grande». Cfr. Epist. III, 3; XXVIII, 4, 6.

26 Girolamo conobbe i Greci ed ebbe contatti con tutti i maggiori esponenti fra i suoi contemporanei: Apollinare di Laodicea, Didimo di Alessandria, Gregorio Nazianzeno, Gregorio di Nissa (il povero sant’Agostino invece non riuscì mai a riconoscersi in mezzo a tutti questi Gregori, cfr. Sermo 148, 2, 10), Anfiloco di Iconio, Epifanio di Salamina, il papa Damaso e altri. Sermo 82, 3, 23: «Ti confesso (è rivolto a Girolamo) che di tali autori non ne ho letto neppure uno, ma di quattro tra questi sei o sette tu pure infirmi l’autorità, poiché dici che il Laodiceno, di cui taci il nome, è uscito non molto tempo fa dalla Chiesa, e chiami vecchio eretico Alessandro e, inoltre, come leggo nei tuoi opuscoli più recenti, Origene e Didimo sono da te criticati piuttosto aspramente né su questioni di poca importanza sebbene ad Origene tu abbia dato in precedenza lodi eccessive».   

27 Eusebio, Storia ecclesiastica, VI, 23, 2.

28 Cfr. Henri Irénée Marrou, Agostino e l’agostinismo, Queriniana, Brescia 1990, pp. 54-56.

29 Altaner, Patrologia, Torino 1976, p. 433.

30 Ibidem p. 433-434. Cfr. A. Trapè, S. Agostino, in AA.VV., Patrologia, op. cit., pp. 334-335.

31 Caelestinus I, Ep. Apostolici verba, mense maio 431: PL 50, 530A.

32 Cf. Leo XIII, Litt. Enc. Aeterni Patris, 4 augusti 1879: Acta Leonis XIII, I, Romae 1881, p. 270.

33 Cf. Pius XI, Litt. Enc. Ad salutem humani generis, 22 aprilis 1930: AAS 22 (1930), 233.

34 Paulus VI, Allocutio habita ad sodales Ordinis S. Augustini, cum Institutum Patristicum «Augustinianum» praesens inauguravit, 4 maii 1970: AAS 62(1970), 426.  

35 Ioannes Paulus II, Allocutio ad professores et alumnos Instituti Patristici «Augustinianum», in eiusdem aedibus congregatos habita, 8 maii 1982: AAS 74(1982), 800. 

36 Ioannes Paulus II, Sermo habitus ad Capitulum Generale Ordinis Fratrum S. Augustini in admissione diei 25 augusti 1983: Insegnamenti VI/2 (1983), p. 305. Cfr. XVI centenario della conversione di s. Agostino, in Enchiridion Vaticanum, Documenti ufficiali della Santa Sede 1986-1987, 10, EDB, Bologna 1989, pp. 573-575.

 37 Possidius, Vita S. Augustini XXXI, 8.

38 Cfr. A. Trapè, S. Agostino, in AA.VV., Patrologia, op. cit., pp. 335-336.

39 Il libro di cui parlo e che conservo ancora gelosamente è questo: Luciano Borg, Storia di una conversione, in AA. VV., Sant’Agostino, a cura della Rettoria di sant’Agostino, Cagliari 1989, pp. 5-18.